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paesaggio?...
paesaggi?..
quali?
"Paesaggio" è una parola su cui sono state spese montagne di libri, il cui significato varia moltissimo. L'accezione comune, più semplice, è quella che fa riferimento alla pittura. Il pittore paesaggista riproduce tutto quello che vede intorno a sé; cioè il paesaggio è l'immagine che la persona percepisce della porzione di territorio che lo circonda, percezione condizionata dalla sensibilità, dal vissuto della persona e dal contesto in cui la parola viene usata.
Se si vuole approfondire il significato di questa parola, sia nella sua accezione percettivo formale, sia in quella scientifica, si entra in un oceano vasto in cui navigano l'architetto, il geografo, lo storico, l'urbanista, l'ecologo del paesaggio e tanti altri, con risultati diversi.
Resta il fatto che un paesaggio, percepito da un abitante di quei luoghi, è diverso da quello percepito dal padre o dal nonno di questi, ma è ancora diverso da quello percepito da un turista o da uno straniero di passaggio. La lettura razionale dei luoghi è condizionata dalla cultura della persona, che ne analizza le forme, sviluppa confronti, apprezza l'estetica, va con la mente alle vicende che hanno dato forma a quei luoghi e se ne appaga sentendosi parte di essi o condividendole in qualche modo culturalmente.
Ma c'è anche un'altra lettura, subliminale, quasi inconsapevole, quella che deriva dalla familiarità dei luoghi, da una sorta di imprinting che ci rimane dall'averci vissuto l'infanzia, con un rapporto tutto sommato gratificante, perché scenario di giochi e di tempo libero. Quindi il nostro paesaggio è il più bello di tutti ... anche se per altri potrebbe essere non proprio così.
Questo meccanismo fa sì che il punto di partenza delle nostre valutazioni, passando da una generazione alla successiva, sia sempre "spostato un poco più in là", nel senso della dissipazione del territorio ...
Ma quale potrebbe essere il punto di riferimento per le nostre considerazioni?
Si è discusso anche di questo nel convegno Paesaggi distorti nell'anno 2000 a Spoleto. Si ripropone qui una memoria allora presentata, dal titolo Le vie dell'acqua, che si ritiene ancora attuale.
La conclusione a cui ci sentiamo di giungere è quella del piccolo capo indiano della storia di Paperino del lontano 1957:
ci sono cose della natura su cui l'uomo non può far commercio, perché appartengono "alla potenza leggendaria del SOLE ch'è il dio delle stagioni"
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aggiornato il 1/3/2007 © B. Mattioli - Laboratorio di Scienze della Terra . [inizio] [chi siamo] [dove siamo] [cosa facciamo] [galleria] [il museo] [attività] [documenti] [concorso] [prenotazioni] [contatto] Laboratorio di Scienze della Terra del Comune di Spoleto