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  E' lo stesso Francesco Toni a raccontarci della collezione in una Memoria dell'Accademia Spoletina del 1888.

"Nel 1867 appresi che si costituiva un comitato per formare la carta geologica". Per l'Umbria se ne dovevano occupare PONZI e ZITTEL, noti geologi di quel tempo. Preoccupato che non vi fosse alcuna iniziativa culturale locale a sostegno di tale lavoro "...feci pensiero di occuparmene io stesso, come fosse stato possibile a me in allora quasi profano a tali studi".

Iniziò quindi da autodidatta una intensa attività di raccolta di fossili e rocce con l'aiuto di raccoglitori locali, di conoscenti ed estimatori. Acquistò direttamente o tramite i suoi corrispondenti singoli pezzi o intere collezioni.

La sua attività nella Spoleto di allora destò inevitabili pettegolezzi (...Né mancò il solito ridicolo che è malvezzo di alcuni spargere sopra ogni lodevole impresa...). Ma i primi risultati, confortati dall'apprezzamento del Ponzi, lo galvanizzarono spingendolo ad una piu' intensa attività (... mi detti a raccoglierne vertiginosamente e senza tregua, tenendo non interrotta corrispondenza con dotti, e facendo qualunque sagrifizio si richiedesse).

In tale sua attività fu in corrispondenza con molti autorevoli geologi e studiosi di quel tempo, come Mario Canavari, Antonio Verri, Giuseppe Meneghini, Dante Pantanelli, Ludovico Foresti, Giuseppe Terrenzi, Roberto Lawley, Francesco Coppi, Giuseppe Bellucci, per citare i più noti.

A corredo di tali materiali raccolse manuali, carte e memorie scientifiche così da costituire "...con venti anni di cure assidue e di spese non lievi" un museo di scienze naturali, ricco di oltre seimila reperti, meta all'epoca di numerosi visitatori.

Poteva così affermare, con giusta soddisfazione, che la sua raccolta era stata "...utile ai discepoli delle nostre scuole, che ... hanno potuto osservarla e profittarne, e che le mie povere fatiche abbiano servito a pubblico vantaggio".

La raccolta fu realizzata dal Toni tra il 1867 , anno in cui avviò questa impresa, e il 1892, anno della sua morte. Quella che è generalmente nota come Collezione Toni era ospitata al piano nobile del palazzo Toni, in piazza Carducci, ora sede del Liceo Classico.

Una foto di archivio del 1886, gentilmente concessa dal Dr. Corsetti Antonini, mostra una immagine emozionante che ben riporta alla mente un brano dello scrittore Ugo Ojetti nel suo libro Note di un viaggio tra la morte e la vita :

"..fino al palazzo Toni dove il vecchio conte Checco, geologo ateo, dal naso schiacciato e dal colorito di meticcio, mostrava a me ragazzo i pesci e le conchiglie fossili allineati negli scaffali di un salone in penombra....."

Il Museo Toni dopo la morte del suo artefice scivolò progressivamente nell'oblio, attraverso complesse vicende per cui fu dapprima acquistato dal Consorzio Bonificazione Umbra, il quale poi lo donò al Comune di Spoleto.

Attualmente è l'elemento centrale del Museo del Labortorio di Scienze della Terra.

Di esso esistono alcuni cataloghi parziali compilati dallo stesso Toni e un catalogo generale, affetto da non poche inesattezze, compilato nel 1929 da Ettore Santi.

Secondo tali cataloghi la consistenza della Collezione era di oltre 6000 pezzi, articolata in raccolte tematiche, che mantenevano l'identità dei precedenti autori (es. collezione Coppi, ecc.).

L'attuale Collezione è in via di restauro e ricatalogazione. Pur avendo subito non poche sofferenze è ancora consistente e non priva di interesse.

Seguendo l'indice del catalogo del 1929 essa è articolata in:

I. Collezione generale geopaleontologica e paleontologica delle rocce e dei relativi fossili.

(Raggruppa rocce e fossili distinti per ere e periodi geologici; comprende 2762 voci di catalogo)

Collezioni speciali.

(che comprendono numerose piccole collezioni di seguito elencate)

Collezione di molluschi univalvi di Spoleto e dintorni

Piccola collezione dei pesci del Trasimeno e dei corsi d'acqua tra Spoleto e Trevi

Collezioni speciali paleontologiche e geognostiche delle Alpi e della Lombardia orientale

collezione Modenese

collezione Senese

collezione Bolognese

collezione del Chianciano

collezione Xilografica locale

II. Collezione degli oggetti etnografici dell'Era neozoica.

(era costituiita da 123 pezzi comprendenti statuine bronzee, reperti fittili, utensili in pietra e in osso,

di cui purtroppo una gran parte è andata dispersa nel tempo)

III. Collezione generale mineralogica.

(costituita di numerosi campioni di minerali e marmi; comprende 798 voci di catalogo)

IV.Collezioni speciali minerarie.

(come quella delle miniere di rame di Valle Imperina, contenuta nel piccolo museo tascabile rappresentato nella foto)

 

aggiornato il 15/6/2010

© Laboratorio di Scienze della Terra .

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